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Nel 1759 si diede avvio alla costruzione dell'oratorio della Madonna di Loreto, oggi abbandonato, nei pressi del cimitero (b). Il nome di uno slargo, piazza Castello (c), ha suggerito la presenza di una fortificazione; più verosimilmente di una casa-forte in grosse pietre di granito bugnato, che si intravvede sulla sinistra della piazzetta.
Nella carta aronese del XIII secolo, sono ricordati gli eredi Ricardi de
Roncario, che pagavano un canone pro terra de Noco: a conferma della mobilità delle persone su un territorio ancora in fase di riorganizzazione amministrativa.
La storia di Nocco è una storia di fatiche e di stenti per sopravvivere. Il suo territorio si estende sino alla valle della Scoccia o Erno, comprendendo la collina morenica della Scincina e la valle dell'Agogna sino alle sorgenti presso l'Alpe
Torona, sul colle delle Tre Montagnette o Motta di Coiro. Una lunga striscia di terra dunque, per sfruttare pascoli, boschi e sorgenti, che eran poi l'unica ricchezza di un tempo. Per questi terreni, e per il transito degli armenti, vi furono numerose e interminabili liti con Gignese, anche a motivo di un fragile ponte sulla Scoccia, travolto da ogni ingrossamento del torrente. Nelle inchieste per il censimento del 1722, il quadro disegnato dagli uomini di Nocco non è molto consolante: «Li terreni del commune di
Noccho, qual resta sopra la costa d'un monte sassoso e disastroso, sono divisi in vari pezzetti... De' frutti non se ne fanno per vivere tre mesi
del'anno, così che ciascuno delli huomini è costretto andarsene per il mondo a guadagnarsi il
vito, di maniera che non siano che due a casa tra tutto il commune».
L'emigrazione è ricordata anche dal vescovo Bertone nel 1761: «Gli abitanti lavorano i campi e le vigne; ma molti esercitano mestieri ambulanti: calzolai,
cuoiai, e concia-pelli». Pochi decenni dopo, l'attività prevalente divenne quella dell' ombrellaio. Presso il bivio fuori paese è stata posta una colonna di granito (e), con targa in memoria di questi ambulanti o
'lùsciàt', come si diceva in gergo 'tarùsc': «Nocco paese ombrellaio ricorda i suoi
'lùsciàt'». Tra questi emigranti un ruolo di rilievo svolsero, in particolar modo, coloro che con sapienza e caparbietà seppero creare rinomati negozi e fabbriche, e delle ricchezze così accumulate fecero partecipi il paese natio e i compaesani meno fortunati. Va posto in debito risalto il rinnovamento di questi villaggi grazie a impresari e commercianti che, ritornati in patria, ammodernavano le case, beneficiavano le istituzioni filantropiche e rivestivano le cariche pubbliche con mentalità
'cittadina'.
Lo spopolamento dei paesi collinari fu tuttavia costante e inesorabile, e interrotto soltanto dall' avvento del turismo di massa e dal fenomeno della seconda casa. Di questo nuovo benessere beneficiano in varia misura un po' tutti, e così anche l'aspetto del paese si va trasformando.
Nel 1958 la 'Famiglia Nocchese' distribuì diverse Madonnine in terracotta che ornano le vecchie case, anch'esse ormai ammodernate per offrire quei conforti oggi necessari sia per la qualità della vita, sia per il notabile incremento delle persone anziane.

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